CONTRO L'OZIOSO CIARLARE
1633 78. Quando Francesco soggiornava alla Porziuncola,
soleva ogni giorno dedicarsi dopo il pasto a qualche lavoro
manuale assieme ai fratelli, per schivare il pericolo dell'oziosità.
Egli considerava come nefasto per sé e per i suoi fratelli
sciupare, con discorsi frivoli e inconcludenti, il bene spirituale
ottenuto per grazia del Signore durante la preghiera. Allo
scopo di evitare il danno delle conversazioni futili e vuote,
stabilì queste regole, ordinando ai frati di attenervisi:
«Se un frate, mentre è in viaggio o mentre è
al lavoro, si lascia andare a parole oziose o inutili, sarà
tenuto a recitare un Padre nostro con le Laudi di Dio al principio
e alla fine di questa orazione. Se il colpevole se ne accusa
spontaneamente, dirà per l'anima propria il Padre nostro
e le Laudi; se invece ne viene rimproverato da un fratello,
dirà il Padre nostro nel modo indicato, per l'anima
del fratello che lo ha corretto .
Se per caso reagisce al rimprovero rifiutandosi di dire il
Padre nostro, reciterà due volte tale orazione per
l'anima del fratello da cui ebbe la riprensione, a patto che
consti dalla testimonianza di quello e magari di un altro
fratello che egli ha proferito parole oziose o inutili. Aggiunga,
in principio e in fine della preghiera, le Laudi di Dio a
voce alta e chiara, in maniera che tutti i fratelli presenti
possano udire e intendere, e stiano ad ascoltarlo in silenzio.
Se poi un fratello, andando contro la prescrizione, non fosse
stato zitto, dirà a sua volta il Padre nostro con le
Laudi di Dio, per l'anima del fratello che stava pregando.
Infine, ogni frate che, entrando in una cella o nell'abitazione
o in altro locale, incontra uno o più frati, deve sempre
lodare e benedire il Signore fervorosamente».
Queste «Laudi» il padre santo era solito recitarle
sempre e aveva volontà ardente e desiderio che anche
gli altri fratelli amassero dirle con zelo e devozione.